LINGUA FRIULANA E RAI: cosa aspetta Massimiliano Fedriga a scendere a Roma e a battere i pugni sulla scrivania del Presidente del Consiglio Draghi?

 

 

Alla minoranza linguistica friulana la RAI di Roma e di Trieste continuano a negare i diritti costituzionali garantiti dall’art.12 della L.482/99!!

Cosa aspetta il Presidente di Regione Massimiliano Fedriga, a intervenire in prima persona con il Presidente del Consiglio Draghi?  O in regione esiste solo Trieste e il suo porto? 

Ha ragione Diego Navarria, ex Presidente ACLiF, quando in una sua lettera pubblicata sul quotidiano Il Messaggero Veneto di Udine,  il 14 maggio 2021, scrive: “Il Governo, con questa proroga, – aggiunge Navarria – calpesta i diritti costituzionali e di legge dei friulani, mentre chi ci rappresenta a livello regionale dimostra di essere inefficace nella tutela delle minoranze”.

Facciamo nostre le parole di Diego Navarria e invitiamo il Presidente Massimiliano Fedriga ad intervenire personalmente e in maniera energica direttamente a Roma e con il Capo del Governo, Draghi.  Basta cortigiani e basta finte tutele!  

Di seguito le due lettere di protesta a firma di Diego Navarria e Rossano Cattivello pubblicate il 14 maggio 2021, sul quotidiano Il Messaggero Veneto di Udine, nella rubrica “LE LETTERE” a pagina 36.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

“FRIULI – Recovery Fund e coesione sociale”: Comunicato Stampa del 14 maggio 2021

Comitât pe Autonomie e pal Rilanç dal Friûl

COMUNICATO STAMPA

Udine, 14 maggio 2021

A proposito di PNRR e Friuli

PNRR o “Next Generation EU Recovery Plano Recovery Fund, comunque vengano denominati, sono soldi per lo più a prestito che dovrebbero servire a rilanciare in modo duraturo l’economia, a favorire la transizione ecologica, a fare riforme ed a rafforzare la coesione sociale.

Bello! Peccato che le centinaia di pagine dei progetti non ricordino mai un aspetto fondamentale della coesione sociale ovvero che un popolo, la gente, per sentirsi parte di una comunità, non dovrebbe dimenticare le proprie radici, la propria lingua.

Ci saremmo aspettati per il Friuli, terra che vede la presenza della seconda minoranza linguistica in Italia, ufficialmente riconosciuta dallo Statuto regionale con 600 mila parlanti, progetti specifici come ad esempio una maggior presenza del friulano nella RAI. Una cosa semplice, finanziabile, indubbiamente utile per la coesione sociale e per il rispetto della Costituzione italiana (art. 6 e 3 Cost) che, con altre azioni, porterebbe anche ad una crescita del PIL regionale come è stato rilevato già da anni in Galles e Scozia dove le lingue locali hanno trovato una attenta valorizzazione.

Invece ci troviamo con un progetto come quello per l’autostrada Gemona-Cimpello che causerà, come già vent’anni fa, polemiche e una esacerbazione delle contrapposizioni tra territori, associazioni, sindacati e politica. Per poi finire nel nulla poiché nei cinque anni del Recovery found si può considerare impossibile portare a termine una simile opera.

L’ennesimo rinnovo della convenzione tra Governo e RAI che nulla prevede di nuovo per i friulani conferma la disattenzione o la preclusione sul tema, nonostante petizioni e prese di posizione di pochi politici e dimostra quanto siano lontani i Governi dal Friuli, in particolare di questo ultimo decennio, sia a Roma che a Trieste, qualunque siano i colori.

Ben altra attenzione ha prestato ad esempio l’attuale presidente regionale Fedriga alle richieste relative allo sviluppo del porto di Trieste…

Speriamo che, in vista del prossimo rinnovo della convenzione, tra soli sei mesi, la voce dei friulani risuoni più forte!

il presidente
Paolo Fontanelli

Trieste e i triestini? Una realtà spesso molto diversa da quella che il TG regionale RAI delle 19.30 ci racconta ogni giorno……

 

Da “facebook Trieste Verde”:

L’ignoranza di questa politica.  Nel DNA di Trieste

Ogni anno dal Giorno della Memoria a quello del Ricordo e via fino al 25 Aprile e Primo Maggio, si stura l’incontinenza parolaia dei politici, che non sanno nulla della storia recente di Trieste ma la strumentalizzano a proprio uso e consumo. C’è da spaventarsi a vedere che al 99,99% dei candidati alle prossime elezioni comunali il passato della nostra città sia completamente ignoto.
Ed allora riproponiamo all’attenzione uno degli articoli da noi scritti in passato che forse semplicisticamente ma efficacemente tratteggia l’animus dei Triestini, che si sentono Napoleone anche se portano la divisa di vigile urbano.
Ci scusiamo in anticipo con chi si sentirà ingiustamente coinvolto ma la realtà purtroppo è questa e non ci consente di definire i concittadini con lo scontato ed inesatto stereotipo di “Triestini (Italiani) brava gente”.

Dalle leggi razziali alla delazione.  L’indole di una città.

Francamente qui siamo al grottesco ma anche all’inquietante, soprattutto nello zelo delatore e spontaneo dei triestini, che disvela una certa natura presente in città.
Non molto diversa da quella che spinse una percentuale alta di concittadini a inondare di denunce anonime e non il comando delle SS di piazza Oberdan negli anni 1943/45 tali da spingere il comandante, “il Boia di Lublino” Odilo Lotario Globocnik, triestino di nascita, a scrivere una pressante richiesta ad Adolf Eichmann al Comando centrale delle SS a Berlino, per urgente invio di personale ispettivo per dare corso a tutte le denunce.
Nella seconda guerra mondiale la tanto rimpianta Austria fornì al Partito Nazista un numero di iscritti superiore alla stessa Germania, in proporzione alla popolazione, e di dirigenti e criminali di guerra.
A Trieste nacque e visse la sua gioventù Odilo Lotario Globocnik, triestino “domacio”, figlio di un impiegato austriaco e di una slovena. Uno dei più feroci criminali di guerra del Terzo Reich. “Globus” fu mandato ad aprire i campi di sterminio di Belzec, Sobibor e Treblinka, dove furono liquidati centinaia e centinaia di migliaia di ebrei polacchi, e non solo, prima di venir rispedito nella natia Trieste a comandare il corpo delle SS e della Gestapo e ad aprire il campo di concentramento e sterminio della Risiera di San Sabba (circa 5000 tra antifascisti, ebrei, sloveni massacrati e bruciati nel forno crematorio).
Ovviamente per far funzionare la loro rete poliziesca gli occupanti nazisti avevano bisogno della piena e fattiva collaborazione dei fascisti triestini. Che ottennero oltre ogni misura ed aspettativa.
Così come ottennero subito la pronta collaborazione degli industriali locali, di cui un esponente fu nominato Podestà, fantoccio, dagli occupatori tedeschi.
La seconda parte del processo per i crimini commessi in Risiera, quella riguardante proprio il diffuso collaborazionismo locale, fu più volte annunciata ma mai aperta. Sarebbe il caso che qualche serio storico se ne domandasse le ragioni.
Dagli archivi delle SS alla Tiergartenstrasse di Berlino sequestrati dalle truppe americane emergerà che Trieste fu la città, nell’Europa occupata dai nazisti, con il più alto tasso di collaborazionismo spontaneo con i tedeschi.
Analogamente, durante i 40 giorni dell’occupazione Yugoslava di Trieste, una settimana dopo la liberazione, il Comandante della piazza, un generale croato, fece affiggere sui muri della città un manifesto dove si comunicava che da quel giorno il Tribunale del Popolo, istituito per processare i collaborazionisti nazisti e fascisti, non avrebbe più preso in esame le denunce anonime. Perché anche allora tantissime erano state le delazioni spontanee, anonime e non.
La ragione di questo comportamento evidentemente insito nel DNA dei triestini?
Non certo una adesione a due ideologie per altro contrapposte, ma semplicemente la volontà di regolare vecchi rancori personali, invidie, bramosie di ricchezza (le delazioni erano premiate con denaro e beni, mobili ed immobili magari dei denunciati).
Per questo il Gauleiter della Carinzia da cui dipendeva Trieste, Friedrich Rainer, quando veniva in città, faceva suonare l’Inno a San Giusto, anche alle prime teatrali. E perché? Semplice voleva fare forza sulle nostalgie austriacanti di parte dei Triestini per far dimenticare la parentesi italiana e far meglio accettare la nuova identità nazitedesca.

Nella foto l’ufficio di “Globus”: il comando delle SS in piazza Oberdan.”

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COMMENTO DELLA REDAZIONE DEL BLOG

I Friulani dovrebbero conoscere meglio sia la “LORO” illustre storia millenaria (mai raccontata a scuola e ignorata purtroppo da troppi friulani) che la storia di Trieste (troppo spesso raccontata romanzata e deformata dai triestini stessi…)  

RAI TRIESTE E TRASMISSIONI RADIO-TELEVISIVE IN LINGUA FRIULANA? UNA PRESA IN GIRO!! IL GRANDE IMBROGLIO!!

 

RAI TRIESTE E TRASMISSIONI RADIO-TELEVISIVE
IN LINGUA FRIULANA?

IL GRANDE IMBROGLIO! UNA PRESA IN GIRO!!

Antonello Dose consiglia la TV in friulano
https://arlef.it/it/la-tv-in-lenghe-furlane-e-rive-sul-canal-103

Ogni martedì alle 14.20 e alle 21.50, con replica il venerdì, in onda i programmi prodotti dalla sede RAI regionale.”

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La realtà?

Pochissime ore in RAI, sia in radio che in televisione, e nessun telegiornale in lingua friulana!!

“Per quel che riguarda il Friuli Venezia Giulia, la convenzione del 2017 prevede 4.517 ore di trasmissioni radiofoniche in lingua slovena all’anno, 90 ore in friulano e 1.667 ore in italiano. Inoltre previste anche 208 ore di trasmissioni televisive in sloveno. Con la proroga siglata lo scorso autunno, sono state aggiunte 16,5 ore di trasmissioni televisive e 17,5 di trasmissioni radio in friulano.”

Fino a quando noi friulani continueremo a “farci prendere in giro” da chi dal 1999 non sta dando attuazione all’art. 12 della legge 482/99 e non obbliga la RAI a rispettare la minoranza linguistica friulana? Anche il Consiglio d’Europa ha protestato più volte…….

Fino a quando in RAI, dovremo “ancora” sopportare di essere “discriminati” rispetto alle quattro minoranze linguistiche forti (sloveni, tedeschi, francesi e ladini)?

RAI TS dedica ben 1667 ore alla minuscola minoranza linguistica italiana che vive in Slovenia e in Croazia (forse 20 mila italofoni), ma solo 90 ore –  all’anno ovviamente!! – ai 600 mila friulanofoni!

 Dov’è il rispetto dell’art. 6 della Costituzione italiana?

Vonde cul “alc al è alc e nuie al è nuie”!

 

LENGHE FURLANE IN RAI: vonde contentâsi di fruçons!!

Fra 50 giorni circa scade il rinnovo della convenzione sottoscritta da Governo e RAI per le trasmissioni in friulano

(…) Confidando di aver fornito tutte le informazioni utili a comprendere l’importanza del convegno di sabato prossimo, 13 marzo 2021, cui si potrà accedere in diretta attraverso i link
https://www.facebook.com/aclifit/ e https://www.youtube.com/channel/UCixEGfu-cjORCkWfOj7LPnw
e attraverso i siti www.aclif.itwww.arlef.it o www.filologjichefurlane.it

(tratto dal sito di  FRIULISERA.IT)

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https://www.lavitacattolica.it/Marilenghe/Quale-futuro-per-il-friulano-nei-programmi-Rai?fbclid=IwAR2nfvwvAzhig4Dp8YKMTKosG92-NDE2IH44nAgLZs75E6seOmrEmnpuI9Y

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FRIULANO IN RAI, ECCO LE CONDIZIONI MINIME PER FARE FINALMENTE UN PASSO AVANTI

di MARCO STOLFO
9 giugno 2020

È passato circa un mese e mezzo da quanto, dopo un periodo di sostanziale silenzio, si è nuovamente parlato di Rai e friulano e soprattutto di presenza e utilizzo della lingua friulana nella programmazione radio e tv della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo. L’occasione che aveva riportato in auge quella questione (almeno) ventennale, che riguarda nel contempo i diritti dei cittadini e la qualità e l’efficacia di un servizio fondamentale, era stata offerta dallo svolgimento di due incontri in videoconferenza, rispettivamente il 24 e il 27 aprile.

Al primo avevano preso parte due esponenti del M5S (il deputato Luca Sut e il consigliere regionale Mauro Capozzella), il presidente dell’Assemblea della Comunità Linguistica Friulana e sindaco di Valvasone-Arzene, Markus Maurmair, e il direttore delle Relazioni istituzionali Rai, Stefano Luppi. Al secondo, convocato dal Corecom del Friuli-VG, erano intervenuti, tra gli altri, il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, l’assessore regionale per le lingue minoritarie, Pierpaolo Roberti, il direttore generale di Rai Corporate, Alberto Matassino, e il direttore delle sede regionale, Guido Corso.

Entrambi gli appuntamenti erano legati all’imminenza della scadenza della più recente convenzione tra il Dipartimento Informazione Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Rai riguardante la sede regionale per il Friuli-VG della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo e quindi alla definizione dei contenuti di quella che la sostituirà, che dovrebbe essere perfezionata prima dell’estate per avere attuazione a partire dal prossimo ottobre.

Per quanto riguarda il friulano, sono trapelate notizie frammentarie. Dovrebbe esserci la formalizzazione, finalmente, di un minimo di continuità dell’offerta televisiva in lingua friulana e dovrebbe esserne incrementata anche la presenza alla radio, al momento limitata a una novantina di ore di trasmissione all’anno. Il condizionale è d’obbligo, poiché non sono stati resi disponibili dati certi circa le ore di trasmissione radio e tv e le risorse finanziarie destinate a tal fine, a parte la dichiarata “certezza” che saranno di più dei 200mila euro annui previsti nella convenzione precedente, il cui budget complessivo annuale è di circa 12 milioni di euro. Le uniche informazioni “sicure” al momento riguardano la dichiarata volontà di valorizzare la produzione “interna” alla sede regionale e la previsione di una commissione Governo-Regione-Rai, chiamata a approfondire e valutare concretamente i contenuti della convenzione stessa.

Qualcosa (forse…) si muove, tuttavia sono sembrati francamente fuori luogo i commenti trionfalistici di qualche esponente politico nostrano. La medesima valutazione vale anche per le altre reazioni che hanno accompagnato la diffusione di quelle scarne informazioni: sia per la pur comprensibile speranza “rassegnata” espressa da alcuni (per la serie: «alc al è alc, nuie al è nuie») sia per l’altrettanto comprensibile disincanto manifestato da altri (come dire: «se ne parla da vent’anni, la normativa di tutela non è stata ancora attuata e anche questa volta c’è il rischio che siano solo chiacchiere»).  (…) – LEI DUT L’ARTICUL

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Vonde contentâsi di fruçons!!

NO ESISTIN MINORANCIS DI SERIE “A”
E MINORANCIS DI SERIE “B”!

L. 482/99  –  Art. 12.

  1. Nella convenzione tra il Ministero delle comunicazioni e la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo e nel conseguente contratto di servizio sono assicurate condizioni per la tutela delle minoranze linguistiche nelle zone di appartenenza.

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